Se chi risparmia ci rimette, la colpa è sua: lo dice Bankitalia

“I risparmiatori sono ignoranti, incompetenti. È colpa loro, se perdono soldi”. Questa è la litania del sistema bancario italiano: ribaltare sui clienti la responsabilità dei propri tiri mancini, come vendergli le proprie azioni non quotate a prezzi esorbitanti, rifilargli le proprie obbligazioni nascondendone i rischi ecc.

Però c’è di peggio: è l’opera diuturna di fiancheggiamento a tale strategia da parte della Banca d’Italia e altri soggetti pubblici. Una triplice conferma arriva dal convegno svoltosi il 18 gennaio a Roma, in via Nazionale “L’educazione finanziaria in Italia: oggi e domani”. Chi erano gli organizzatori? Banca d’Italia, Ivass, Covip, Consob insieme però alla Feduf, una fondazione costituita da 70 banche, e al Museo del Risparmio di Intesa-Sanpaolo. È come il Ministero della Salute organizzasse un convegno sulla ludopatia assieme con Lottomatica, Snai, il Casinò di Saint-Vincent ecc.

La moderatrice era Debora Rosciani della radio del Sole 24 Ore. Nelle sue trasmissioni ospita regolarmente venditori di polizze e foSede della Banca d'Italiandi che fanno propaganda a risparmio gestito e previdenza integrativa.

Fra i relatori Luigi Guiso che il 26 aprile 2016 scriveva sul Sole 24 Ore: “Su un periodo di 30 anni un euro investito sul mercato azionario può risultare in un capitale alla pensione di 10 euro e un vitalizio di 0,7 euro l’anno per ogni 10 di capitale”.

Guiso è membro dell’Einaudi Institute for Economics and Finance e Axa Professor of Household Finance, “cattedra” finanziata dal gruppo assicurativo Axa.

Una tale crescita implica un rendimento medio dell’8% annuo composto per trent’anni, al netto dell’inflazione e a logica anche delle imposte. Un’ipotesi iperbolica, fuori da ogni prudente aspettativa. Peccato che proprio sulla base di tale prospettiva il lettore sia invitato a “investire in fondi pensionistici con elevata componente azionaria globale”, come per esempio quelli gestiti proprio da Axa. Ma soprattutto non viene detto che il risultato finale può anche essere una perdita secca.

Beppe Scienza  fonte creative commons http://www.ilrisparmiotradito.it/news/352/se-chi-risparmia-ci-rimette-la-colpa-e-sua-lo-dice-bankitalia

Fondo pensione non una scelta ma una necessità

 

Il fondo pensione rispetto al passato è stato legislativamente modificato. Infatti diventa per le persone che vivono l'attuale situazione politica economica non più un fattore di scelta ma un fattore di necessità. Abbiamo analizzato alcuni dati relativi ai soggetti interessati a pagare la spesa pensionistica. Questi soggetti saranno sempre più i lavoratori. Questi lavoratori destinati a pagare la pensione saranno sempre meno. Come mostriamo nella foto sarà quindi indispensabile dotarsi di un fondo pensione da parte di tutti i soggetti che vorranno avere una rendita integrativa. Oggi in Italia ci sono 3 lavoratori ogni pensionato. Mentre nel 1970 c'erano 5 lavoratori per ogni pensionato. Questo rapporto in Italia è destinato a crescere fino ad arrivare ad 1,5 lavoratori per ogni pensionato. Un rapporto insostenibile per ogni persona e lavoratore che non voglia e possa mantenere un tenore di vita medio. In germania e in Inghilterra invece il rapporto tra pensionati e lavoratori è leggermente migliore grazie a politiche delle nascite. Il fondo pensione ha poi dei vantaggi : 

  • Deducibilità: Dal reddito d’impresa è deducibile un importo pari al 4% (6% per le aziende con meno di 50 dipendenti) dell’ammontare del TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari. Inoltre, deducibilità senza alcuna limitazione delle contribuzioni del datore di lavoro dal reddito d’impresa.
  • Riduzione delle imposte: Il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al Fondo di Garanzia TFR dell’Inps (0,20% della retribuzione lorda) e dall’obbligo di rivalutazione (1,5% + 75% dell’indice dei prezzi Istat) della quota di TFR destinata al Fondo pensione. Il datore di lavoro non deve più versare l’11% di tale rivalutazione a titolo d’imposta sostitutiva.
  • Riduzione costo TRF: Un’ulteriore compensazione dei costi per le imprese, conseguenti al conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari, è assicurata anche dalla riduzione del costo del lavoro mediante riduzione degli oneri impropri (contributi per maternità, disoccupazione, assegni familiari..) crescente nel tempo da 0,19% .

La previdenza italiana, a partire dai primi anni ‘90, è stata ampiamente riformata al fine di ripristinare la sostenibilità del sistema pensionistico obbligatorio. L’allungamento della vita media, l’aumento del numero degli anziani e la diminuzione del tasso di natalità, hanno alterato l’equilibrio tra il e la diminuzione del tasso di natalità, hanno alterato l’equilibrio tra il numero dei pensionati numero dei pensionati e quello degli occupati.  Il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo comporterà una significativa riduzione del livello della pensione rispetto agli ultimi stipendi percepiti.

 

Alessandro Florian autore del sito web Fondo pensione italia  e del sito web POS MOBILE 

Fonte: Article-Marketing.it

Aiuto alle banche : Serve cabina regia unica

Dopo i 20 miliardi stanziati dallo Stato, serve “una cabina di regia unica, un gruppo di comando che decida cosa fare nei confronti delle banche in crisi”. E’ l’appello lanciato da Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, durante un convegno della Uilca, parlando relativamente agli interventi sulle banche in crisi. Quanto a MPS, l’AD giudica positivamente l’intervento dello Stato, ma esprime dubbi circa il Fondo Atlante. “Ben venga MPS, ben venga l’accordo sulle tre banche, anche se si poteva fare prima e meglio, non so se ben venga il Fondo Atlante, se è la strada giusta”.

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Fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare

 

 

A guidare la terza banca del Paese dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit (4 milioni di clienti e 171 miliardi di attivi) sarà Giuseppe Castagna, ex numero uno di Bpm, cui ieri sono state conferite le deleghe operative anche dall'ultimo cda del Banco, che ha poi espletato gli adempimenti di legge.

L'equilibrio delle poltrone di vertice tra le due spose è definito da tempo e vede il veronese Maurizio Faroni come direttore generale, coadiuvato da due vice: Domenico De Angelis (in quota Banco) e Salvatore Poloni (Bpm). L'ex ad del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti guiderà invece il comitato esecutivo.

Due le grandi sfide davanti a Castagna. Il primo è cercare di ridare smalto al nuovo gruppo in Borsa: sia il Banco sia Bpm hanno molto patito lo scorso anno, accusando ribassi rispettivamente vicini al 75 e al 60 per cento. Ora si riparte da un valore sulla carta di 2,3 euro per una capitalizzazione quasi 5,5 miliardi: i concambi sono stati fissati alla pari per a Verona e 6,386 a uno per Milano. Il secondo problema di Castagna, è domare i timori e le pressioni della Bce sulla gestione dei crediti in sofferenza. E sventare, soprattutto dopo l'innalzamento della solidità patrimoniale chiesta a Mps, il rischio di altre cure ricostituenti o tagli: il Banco Bpm ha 2.500 filiali e oltre 25mila dipendenti. Il piano industriale, presentato nella primavera scorsa, prevede di ridurre lo stock degli npl di almeno 8 miliardi entro il 2019. Malgrado tutti i sindacati nazionali fossero schierati per il «sì», l'ok alla fusione è stata molto travagliata tra la base sociale di Bpm, che ha visto l'opposizione dei soci pensionati, guidati dalla associazione Lisippo
 

 

 

 

 

 

 

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