5 abitudini che ti aiuteranno a liberarti dei cattivi pensieri

Gestire (e dominare) i pensieri negativi non è un processo semplice: servono tanta forza di volontà e la giusta fermezza per evitare che essi si impadroniscano della nostra mente, minando alla nostra autostima.

Per ritrovare il sentiero della positività, le tecniche di ristrutturazione cognitiva possono tornarci molto utili. Ma cosa sono e in cosa consistono queste tecniche?

Secondo Alice Boyes, psicologa clinica e autrice del libro “The anxiety toolkit”, la ristrutturazione cognitiva è una parte fondamentale della terapia cognitivo-comportamentale (CBT), nonché uno dei trattamenti psicologici più efficaci.

L’obiettivo della ristrutturazione cognitiva è quello di modificare delle convinzioni disfunzionali più o meno consapevoli, relative a se stessi o al mondo esterno. Attraverso una serie di processi, la ristrutturazione cognitiva è in grado di esaminare i pensieri di un soggetto e di modificarli, verificandone le reazioni collegate.

Per capire più da vicino come si articolano questi processi, ecco i 5 fondamenti di ristrutturazione cognitiva che ti aiuteranno a riformulare i pensieri negativi.

1 – Identifica il pensiero negativo

Il primo step da affrontare consiste nell’osservare il pensiero negativo. Siediti e identifica il cattivo pensiero che si agita nella tua mente.

Di solito i pensieri negativi sono il frutto di distorsioni cognitive o di modelli di pensiero irrazionale, perciò non lasciare che ti condizionino la giornata.

2 – Ragiona per trovare una soluzione

In questa fase, devi sforzarti di condurre un ragionamento logico e di analizzare i cattivi pensieri. A cosa serve rimuginare ore e ore se poi non sei in grado di trovare una soluzione?

Questo è il momento giusto per reagire e riflettere sul da farsi. Per aiutarti in questo processo, potresti:

  • Prendere un foglio di carta e creare due colonne. Nella prima colonna inserirai i pensieri, mentre nella seconda le soluzioni;
  • Quando i cattivi pensieri iniziano ad invadere la tua mente, annotali nella prima colonna del foglio e, nella parte accanto, annota le possibili soluzioni;
  • Alla fine della settimana, conta il numero di volte che un cattivo pensiero appare nella tua testa e verifica le possibili soluzioni che hai trovato.

Se nessuna delle soluzioni ti soddisfa, ricomincia dal primo step.

ristrutturazione cognitiva

3 – Determina le prove

Se i cattivi pensieri hanno realmente un fondamento di verità, puoi saperlo solamente cercando le prove.

Ad esempio, se tra i tuoi pensieri ricorrenti figura il “non ho mai abbastanza soldi“, soffermati a cercare le prove a sostegno di questa tesi.

Anche in questo caso, prendi un foglio bianco e dividilo in due colonne. Nella prima colonna scrivi tutte le prove a sostegno del fatto che non hai abbastanza soldi (ad esempio, conto in banca in rosso e continue richieste di prestito). Nella seconda colonna, scrivi tutte le prove che contraddicono il tuo pensiero negativo, ad esempio l’avere un riparo, del cibo e del vestiario.

Alla luce di quanto emerge dal tuo foglio, sei sicuro di poter dire con estrema sincerità che non hai mai abbastanza soldi? In caso affermativo, sii pragmatico e rifletti sulle possibili soluzioni.

4 – Pratica la meditazione

Meditare aiuta ad allontanare i cattivi pensieri. In questa fase devi concentrarti solo su di te e sul tuo respiro. Fermati, respira profondamente e pensa al tuo pensiero.

In questo modo sarai più consapevole di ciò che stai pensando ed eviterai di concentrarti sulle eventuali conseguenze che potrebbero scaturire dal tuo pensiero negativo.

5 – Evita di fossilizzarti sul pensiero negativo

Ricordati sempre che i pensieri negativi sono fugaci e temporanei, senza alcun vero potere (al di fuori di quello che gli attribuisci tu).

Impegnati a comprendere questo passaggio, anche se può sembrare difficile. Quando un cattivo pensiero fa capolino nella tua mente, ripeti dentro di te: “questo è un pensiero negativo. Ne prendo atto, lo osservo, ma non mi faccio condizionare, perché andrà via in fretta”.

Per testare l’impotenza di un pensiero negativo, distraiti. Il sorriso di un amico, un film e un bicchiere di vino sono gli antidoti migliiori.

 

Scritto da

Jessica Simonetti

Copywriter & Social Media Manager    http://www.ninjamarketing.it/2017/06/19/5-abitudini-che-ti-aiuteranno-a-liberarti-dei-cattivi-pensieri/

Marketing di prossimità: ritorno al futuro per i negozi

Shopping online, shopping online ovunque: le scarpe, i mobili, persino la spesa arrivano in un attimo a casa nostra. In un contesto del genere sembra che i negozi fisici siano destinati ad estinguersi, giusto? Forse sì, o forse hanno solo bisogno di reinventarsi, e possono farlo grazie al marketing di prossimità.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che l’esperienza dello shopping oggi ha assunto un valore completamente diverso rispetto a pochi anni fa. Le classiche occasioni che, nel bene o nel male, ci costringevano ad uscire di casa e ad avventurarci nel magico mondo dei negozi fisici, sono state sostituiti da altrettanti siti di e-commerce pronti a soddisfare ogni nostra richiesta.

Così per la spesa possiamo affidarci ad Amazon Prime Now, che in due ore ti consegna comodamente a casa tutto, dalla frutta ai detersivi, o addirittura quel regalo di compleanno che ci eravamo dimenticati di fare; con Zalando possiamo acquistare più scarpe di quante potrebbe indossarne Carrie Bradshaw; perfino quando vogliamo stupire i nostri ospiti a cena possiamo farci arrivare a casa i piatti più elaborati sotto forma di ingredienti già perfettamente misurati ed ordinati, grazie a promettenti startup come Quomi.

I negozi fisici che fine fanno?

Non c’è più bisogno di lunghe ed estenuanti ricerche per quel preciso oggetto che dobbiamo trovare, camminate di ore per passare da un punto vendita all’altro, file chilometriche alla cassa. Sembra uno scenario in cui, nel lungo termine, i negozi fisici si estingueranno o quantomeno cambieranno completamente ruolo. Ma i punti vendita sono disposti a diventare dei dinosauri e andarsene in silenzio?

Molti no, ed è per questo che sempre più spesso si sente parlare di marketing di prossimità. Il marketing di prossimità altro non è che uno dei tanti modi di fare mobile marketing, ovvero di sfruttare l’ubiquità dei dispositivi mobili, che ormai ci accompagnano ovunque e sono praticamente sempre connessi ad internet.

Per negozi, ristoranti, cinema ed in generale i luoghi fisici per l’acquisto di beni e servizi, questa può essere una manna dal cielo: invece di utilizzare costose pubblicità per far sapere ad un possibile cliente, che però potrebbe trovarsi dall’altra parte della città, delle proprie promozioni, possono semplicemente mandare un messaggio al passante ignaro di fronte alla propria vetrina.CheckBonus e Adidas testano gli iBeacons nei negozi di Milano

Il confine tra online e offline

E se, grazie all’economia dei Big Data e alla nostra autorizzazione, potessero addirittura sapere i gusti di quel passante? Se sapessero che sta cercando un regalo per sua madre, perché ha fatto quella ricerca su Google proprio prima? O che ha fame ed è vegetariano, perché le ricette salvate sul suo telefono sono tutte così? O se mentre guarda un paio di scarpe, una notifica lo informasse che il suo numero è terminato ma che c’è un altro modello simile che può interessargli?

Allora il negozio fisico che stava per scomparire, perché non più necessario, diventa improvvisamente utile, ci fa venire voglia di entrare perché risponde esattamente ai nostri bisogni, semplificandoci la vita. Ritorna quasi a svolgere quel ruolo che aveva il negozio di fiducia sotto casa, che ci conosceva personalmente e sapeva consigliarci perfettamente i migliori prodotti, le offerte più interessanti, o addirittura la ricetta segreta per cucinare il prodotto appena acquistato. Un ritorno al futuro insomma. E tutto grazie alla tecnologia.

Tecnologia come iBeacons, piccoli strumenti di connessione che rappresentano l’anima del marketing di prossimità perché possono identificare con estrema precisione la posizione di una persona dotata di un cellulare connesso. Tra i primi ad aver implementato questa tecnologia ci sono molti grandi catene americane, da McDonalds a Tesco, che nei propri retail store comunicano con i possibili clienti sfruttando questa tecnologia, interagendo con il prodotto giusto in base alla posizione nel negozio.

Oppure il Digital e Mobile signage, tecniche che permettono di spostare l’interazione ottenuta grazie al marketing di prossimità su device interattivi, come lavagne digitali, proiettori, display LED.

I negozi fisici in questo modo, grazie al marketing di prossimità, all’analisi dei dati e ad una buona dose di creatività, possono letteralmente invertire la tendenza e tornare ad essere rilevanti. In Italia questo tipo di attività vengono ancora realizzate in maniera timida e superficiale, complice anche la complicata legge sulla privacy e la nostrana tendenza a vivere ogni attività che ci coinvolge fuori da uno schermo come un’”invasione”, ma all’estero il marketing di prossimità sta diventando uno strumento imprescindibile per i negozi fisici, con vantaggi innegabili anche per gli stessi consumatori.

Sarà questo il futuro dei retailer e dello shopping?

 

laria Cazziol

Content creator

 

 

fonte http://www.ninjamarketing.it/2017/04/11/il-marketing-prossimita-futuro-negozi/   licenza Creative Commons

 

Il risarcimento dei danni per malasanità

Oggi il termine “malasanità” è entrato a forza nel nostro immaginario. I danni alla salute causati da errori medici sono stati portati allʼattenzione del pubblico dai media. Se da una parte quotidiani e televisione ci mostrano senza mezzi termini il dramma dei pazienti e dei loro familiari, dallʼaltra finalmente sono nati studi legali specializzati in risarcimento danni dovuti a responsabilità dei medici e delle strutture ospedaliere.

Quali sono i diritti del malato?

Ogni cittadino ha diritto a essere tutelato dalla legge, dunque lo è anche il malato. Quale prassi seguire per ottenere risarcimenti dovuti a casi di malasanità?

Il primo passo da compiere è selezionare con cura lo studio legale che dovrà seguire il paziente o i suoi familiari. Lo studio, per analizzare il caso, dovrà avere dei medici specialisti per ogni branca della medicina interessata, per poter coprire ogni problema e garantire la tutela dei diritti per qualsiasi errore medico riscontrato.

I campi della medicina in cui si sono verificati più casi di malasanità sono:

  • oncologia
  • ginecologia-ostetricia (addirittura il 10% dei casi)
  • cardiochirurgia
  • neurochirurgia
  • chirurgia in generale.

A cosa sono dovuti gli errori dei medici?

In ogni settore della medicina e della chirurgia possono verificarsi casi di malasanità. Abbiamo visto quali sono i campi più interessati da questi casi, ma quali errori può commettere un medico o una struttura ambulatoriale o ospedaliera?

  • Somministrazione di una terapia errata, per esempio dovuta a una diagnosi non corretta o perfino a uno sbaglio di paziente, come spesso è accaduto
  • Incompetenza, quando il medico non riconosce il problema e causa un peggioramento della salute del paziente
  • Incidenti negli interventi chirurgici, dovuti a disattenzione o altro
  • Scarsa attenzione al paziente in fase post-operatoria o di convalescenza
  • Ritardi nellʼeffettuare le dovute prestazioni mediche o il ricovero in ospedale

In questi casi è diritto del malato chiedere un risarcimento dei danni subiti e un rimborso per eventuali spese sostenute.

Perché rivolgersi a uno studio legale specializzato in malasanità

Gli avvocati esperti in responsabilità medica collaborano strettamente con medici legali e specialisti, in grado quindi di capire la fattibilità del risarcimento danni. Grazie a rigorose perizie mediche lo studio può intraprendere unʼazione legale a favore del paziente.

I casi di malasanità sono molto delicati e va considerato ogni dettaglio per la riuscita dellʼazione legale. Una struttura ospedaliera è più forte del singolo paziente, ecco perché è opportuno affidarsi a studi legali specializzati.

Daniele Imperi 

Autore del libro "Adesso blog - Le 22 (immutabili) leggi del blogging.

Fonte: Article-Marketing.it

 

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